Sistema scolastico

Un sistema scolastico che avesse come intento quello di formare un pensiero critico, necessiterebbe docenti In grado di generare un pensiero di questo tipo, insomma degli insegnanti che siano allo stesso tempo ricercatori. Di conseguenza, lo scambio di idee tra le scuole primarie e secondarie, e le università dovrebbe essere costante, e allo stesso tempo le creazioni intellettuali degli insegnanti dovrebbero essere valorizzate, anche a livello economico. In questo senso è particolarmente significativo che le continue proposte per una differenziazione degli stipendi da parte degli insegnanti siano basate sulle funzioni specifiche e non considerino mai, e ripeto mai, le differenti produzioni intellettuali degli stessi docenti.

Quindi non si desidera che un professore che scrive libri guadagni più di un docente che non lo fa, è invece più importante premiare i docenti che creano progetti, non è importante quale sia l’utilità degli stessi. Il docente in grado di trasmettere una cultura (o pseudocultura) raccolta e condensata all’interno di vetusti libri di testo è in realtà l’aspetto più importante che ha portato a una crisi culturale all’interno del sistema scolastico italiano. Un altro aspetto fondamentale è una vera e propria crisi a livello di senso. Qual è la motivazione che porta a studiare? Qual è il senso intrinseco della cultura? A cosa serve questa cultura? Una risposta classica potrebbe essere che lo studio permette di creare una cultura personale, garantendo quindi l’opportunità di divenire una persona migliore (basandosi sull’assunto che un culto sia migliore di una persona non conta), allo stesso tempo la cultura permette di raggiungere l’affermazione personale, inserendosi all’interno di una società.

Questa può essere però una risposta che non convince totalmente, sono differenti le ragioni che portano a dubbi piuttosto evidenti. Il primo aspetto riguarda il fatto è che studiare conduce sempre più di rado a conquistarsi un posto importante nella società. Esiste infatti quello che può essere considerato un emergente “proletariato intellettuale”, persone con grandi competenze a livello formativo e alla perpetua ricerca di lavori precari, molto spesso i docenti fanno parte di questa categoria sociale. L’altro aspetto riguarda il fatto che la cultura scolastica è una minima parte dell’intera cultura necessaria all’interno della vita moderna, sempre più spesso (in particolare in Italia) la vera cultura è al di fuori delle aule scolastiche. L’aspetto fondamentale è però il concetto che vede la cultura come accrescimento individuale. Uno studente che passa un’infinità di anni all’interno di un contesto strettamente competitivo, sarà poi realmente in grado di entrare a far parte di una società? Perché non viene insegnato a lavorare in collaborazione per raggiungere un benessere comune?

L’istituzione scolastica italiana manca fondamentalmente di un principio che permetta di vedere la cultura come un servizio, e studiare non dovrebbe essere fatto con l’obiettivo di divenire il migliore, né tanto meno per avere l’opportunità di creare una carriera, ma bensì per raggiungere il compimento delle proprie potenzialità massime, per contribuire in modo sostanziale al bene comune.