Lo studio

Lo studio risulta fondamentale e utile solamente quando viene messo successivamente a disposizione della società all’interno della quale si vive. Lo studio, la cultura e la società devono necessariamente andare a braccetto, gli studenti devono quindi impegnarsi nella creazione di attività che favoriscano la comunità, e che allo stesso tempo siano connesse al loro studio.

In questo senso l’aula scolastica non può mai essere un luogo chiuso, ma bensì deve essere un posto all’interno del quale vengano studiate soluzioni per problematiche relative alla comunità. Questo avviene molto spesso nelle scuole americane, e piano piano si sta diffondendo anche in America Latina e in Europa. L’Italia come sempre è molto indietro per quanto riguarda questo tipo di approccio, infatti le istituzioni scolastiche risentono di una vera e propria separazione tra il sapere intellettuale e quello professionale o manuale.

Questa separazione è intrinseca alle differenti classi, in tempi più antichi il sapere intellettuale era destinato solamente alle classi borghesi, in grado di frequentare i licei scientifici e classici, mentre la conoscenza professionale e manuale era riservata ai figli del proletariato. Nonostante le differenze di classi siano sostanzialmente abolite (almeno a parole), la realtà ci racconta che la separazione classista è ancora intrinseca all’istituzione scolastica italiana. Si tratta di una separazione che non apporta benefici e che impoverisce tutta la società: i professionisti sempre più degradati e soggetti a carenze strutturali del sistema, i licei che sono sempre più condannati al semplice sapere derivato dai libri, non applicabile nella vita reale e ovviamente gli studenti che non sono in grado di acquisire le conoscenze necessarie per inserirsi a pieno titolo in una società in continuo divenire.

La cultura scolastica puramente astratta, senza un approccio che si avvicini alla realtà della vita di tutti i giorni porta ad una cultura asfittica, miope e provinciale. Questo è il risultato al quale si è avvicinata a grandi passi la cultura italiana. Ora il futuro è nelle mani delle nuove generazioni, ma chi tira le fila dell’istituzione sono ancora i vecchi e vetusti politici che non riescono ad adattarsi al trascorrere del tempo e delle epoche.